VIAGGI

L’occasione che mi fece scoprire la splendida emozione di viaggiare in solitaria avvenne una calda notte d’estate del luglio 1969, quando giravo con la mia poderosa Vespa 160 GS (lì dovevo finire). Ero a Pegui, nella mia casa di campagna con i miei genitori, avevo un forte mal di denti e la Vespa con il cavetto della frizione spezzato. La sera, dopo essere andato a letto ed essermi rigirato ripetutamente senza riuscire ad addormentarmi, pensai che avrei potuto sfruttare la notte insonne per risolvere contemporaneamente i due problemi, del dente e del cavetto spezzato. Avrei potuto spingere la Vespa sino a La Spezia (16/17 km), la strada era abbastanza pianeggiante a parte la salita del Buonviaggio, sfruttando le discese e spingendo nelle salite, con calma avrei potuto farcela, la mattina sarei stato davanti al meccanico per farmi sostituire il cavetto.
Verso le 02:00 a bassa voce avvisai i miei genitori e partii, iniziando a spingere la Vespa sulla strada sterrata in salita, sinché salito sulla sella mi lasciai andare a motore spento lungo la discesa verso la Torretta. Il silenzio ed il fresco della notte mi avvolgevano, solo il rumore delle ruote sull’asfalto e quello delle foglie mosse dal vento che creava il mio veloce spostamento accompagnavano il mio viaggio. Arrivato alla Torretta proseguii ancora per qualche breve tratto in discesa, poi iniziai a spingere, con calma, spingevo la Vespa e poi mi fermavo a riposare, la mettevo sul cavalletto e rimanevo ad ascoltare il silenzio della notte, mi sentivo padrone di me stesso, non c’era nessuno, deserto assoluto, una meraviglia. Giunto a Bottagna iniziò la parte più faticosa, ma la consapevolezza che stavo riuscendo nell’impresa mi aiutava a spingere lo scooter su per la salita del Buonviaggio con ancora più vigore, arrivai sul colle che spuntava l’alba, mi riposai ed ammirai in lontananza la città, poi salii sulla Vespa e mi lasciai andare al piacere della discesa; con la velocità acquisita arrivai a poche centinaia di metri dal meccanico: Attilio, sotto la chiesa di Migliarina dove mio padre andava per tutte le riparazioni sin da quando ero bambino. Parcheggiai davanti all’officina ed andai a cercare un panettiere aperto per mangiare un po’ di focaccia, quando Attilio arrivò, cambiò il cavetto e andai dal dentista per farmi curare il dente maledetto!

Il secondo, molto più lungo, vero viaggio in solitaria lo feci nel settembre 1971 con la mia bellissima Ducati 450 Scrambler gialla. Il progetto era di andare a Roma con un amico, ospiti di una sua zia, per poi raggiungere Vallelunga e vedere una corsa di auto, ma come spesso succede, all’ultimo momento l’amico non venne, così mi ritrovai solo nel centro della capitale in casa di sua zia. Sta di fatto che la malattia di viaggiare la presi subito molto volentieri e nei primi mesi del 1972 decisi di allargare il raggio d’azione: a fine marzo partii per Parigi

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