Sicilia 1981

L’organizzazione del viaggio fu la cosa più semplice, fummo tutti subito determinati a partire. Qualche iniziale perplessità della madre di Tullio per un viaggio in motocicletta con i “cattivi motociclisti” ma passò in fretta, il nostro entusiasmo e la presenza di Gloria la ebbero vinta. Eravamo due equipaggi, Franco e Tullio con la potente BMW R90/6, io e Gloria con la meno potente ma altrettanto bella BMW R65 rossa acquistata a febbraio. Partimmo a giugno a stagione turistica non ancora iniziata. Dopo una sosta mangereccia a Tarquinia ci fermammo a Cisterna a trovare Leonbruno che avevamo conosciuto in Sud Africa e li passammo la prima notte, la mattina proseguimmo verso sud e la seconda notte dormimmo con i sacchi a pelo in una casa in costruzione dalle parti di Maratea, in Basilicata, ci accomodammo costruendoci i comodini con blocchi di cemento. L’indomani riprendemmo la strada e trovammo quasi subito un passaggio a livello chiuso; mentre aspettavamo l’alzarsi della sbarra si fermò di fianco a noi una splendida BMW R100 RS sella monoposto con alla guida un tipo in tuta di pelle nera, cattivissimo, targato Missouri – USA, era Peter Spoto!!! Attaccammo discorso e a sbarra alzata proseguimmo in gruppo sino all’ora di pranzo, quando ci fermammo in una trattoria ed avemmo modo di conoscerci meglio. Era partito da Saint Louis per cercare le sue origini in Sicilia, suo nonno era emigrato negli Stati Uniti da Alessandria della Rocca, una cittadina in provincia di Agrigento. Decidemmo di modificare il nostro itinerario, lui ci avrebbe seguito alle Isole Eolie poi noi lo avremmo accompagnato ed aiutato nella sua ricerca ad Alessandria della Rocca. Attraversammo lo stretto di Messina e arrivati a Spadafora in prossimità di Milazzo sostammo in prossimità di una ristorante con veranda in legno a ridosso del mare in una piccola spiaggia. Spaghetti alla siciliana con melanzana sopra furono la prima cena sull’isola. Il ristoratore diede il permesso di dormire con i sacco a pelo sotto la veranda della costruzione in legno. Il giorno dopo ci dirigemmo verso il pontile delle imbarcazioni per le isole. Il viaggio in traghetto per Vulcano fu emozionante, come lo sono sempre i viaggi verso le isole dove non si è mai stati prima, ci sistemammo con le tende nella spiaggia scura nella lingua di terra tra Vulcano e Vulcanello, una posizione perfetta, la notte ci svegliò un caldissimo vento di scirocco, peccato che l’indomani, dopo due avvisi dei carabinieri, dovemmo togliere tende e andare in campeggio. Facemmo il bagno nel fango di una piscina naturale e poi salimmo sul Vulcano, scendendo all’interno, si sentì un forte odore di zolfo. Dopo ci imbarcammo per Lipari, la più grande delle Eolie dove ci accampammo nell’ostello del castello, in alto, a picco sul mare. Visitammo il museo, conoscemmo nuovi amici e girammo l’isola in lungo ed in largo con le moto facendo il bagno prima nella spiaggia di Canneto e poi nelle altre bianche spiagge di pietra pomice. Venne il momento di lasciare le Eolie e scavare nella storia di Peter, riprendemmo il mare diretti in Sicilia, visitammo la magnifica Caccamo, Cefalù e la sua Cattedrale con Torri Gemelle dove sono conservati preziosi dipinti. Dopo aver attraversato immense distese di grano dorato e pascoli per l’allevamento di cavalli nell’altopiano dell’agrigentino, nel tardo pomeriggio arrivammo ad Alessandria della Rocca. Parcheggiammo lungo la via principale e ci rivolgemmo al titolare di un negozio di Frutta e Verdura chiedendo informazioni su dove potevamo trovare Salvatore Amorelli, la persona che era stata indicata a Peter come contatto. Il tipo del negozio tirò giù immediatamente la saracinesca e ci disse di aspettare, tornò dopo pochi minuti e ci indicò di andare al ristorante vicino al Santuario e di aspettare, il signor Amorelli ci avrebbe raggiunti. Mentre mangiavamo arrivò un tipo con i pantaloni a scacchi e disse “chi è che cerca Amorelli”, gli presentammo Peter e spiegammo la situazione. Non ci fu niente da fare, il nostro piano di mettere le tende nel prato verde del Santuario saltò, si offrì di ospitarci in una sua abitazione poco lontano. Non fu semplice perché la casa si trovava in fondo ad una valle e la strada per raggiungerla era una brutta sterrata con un guado da passare, era notte e noi avevamo le moto da strada stracariche. L’edificio a due piani sembrava un rifugio di sicurezza, al piano terra aveva porte e finestre di acciaio, al secondo piano, sopra la porta c’era un gancio con un verricello per far salire le merci. Fu una strana notte ma passò, Peter e anche noi eravamo preoccupati per cui il mattino ci liberammo dell’ospitalità, andammo in Comune a cercare documentazione sulle origini di Peter, inutilmente, Spoto risultò un cognome molto diffuso e il ramo di Peter difficilmente rintracciabile così ci dileguammo nella bellissima campagna siciliana. La strada del ritorno era iniziata e ci dirigemmo verso Messina per vedere i quadri di Caravaggio, ma il museo era chiuso per cui attraversammo lo Stretto di Messina e proseguimmo verso la costa Ionica della Calabria dove dormimmo in una casa in costruzione, ci accomodammo costruendoci i comodini con blocchi di cemento. L’indomani mattina salimmo verso nord attraverso la Puglia, pranzammo in una trattoria all’aperto lungo la strada e mentre Tullio fotografava, dal tavolo vicino un tipo “poco raccomandabile” gli chiese le foto e l’indirizzo; anche da qui ci defilammo salutando e facendo rombare i nostri motori. La sera arrivammo stanchi a Margherita di Savoia e dormimmo in un camping vicino al mare, cominciavamo a sentire il profumo di casa. L’ultima notte del viaggio dormimmo a Vieste e la mattina imboccammo la veloce strada del ritorno. Arrivati a La Spezia fummo ospiti nella cantina di Tullio per un pasto frugale.

Bikers: Franco Montinaro, Tullio Bertinelli, Peter Spoto, Gloria Bellini e Leandro Bellani.

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